Bodø: un’accoglienza inaspettata
La prima cosa che mi ha colpita atterrando a Bodø è stata l’assenza di neve…inaspettata alla fine di gennaio, anche perché allo scalo di Oslo di neve ce n’era tanta!
Questa parte della Norvegia del nord, spazzata dai venti, bagnata dall’oceano Atlantico, ha un clima particolare, le temperature scendono raramente sotto lo zero ma la percezione è nettamente più bassa.
Appena uscita dall’albergo il vento mi ha salutata strappandomi il cappello dalla testa. Ecco, ho pensato, questo posto merita rispetto.
L’incanto delle isole: un viaggio fuori dal tempo
Poi una lunga traversata in traghetto ci ha finalmente portate sulle isole dove è iniziato l’incanto. È stato come immergersi in una realtà parallela, fatta di silenzio, di lentezza e di paesaggi sorprendenti.
Pochissime ore di luce, mediamente quattro, poca gente, niente traffico e paesaggi maestosi.
I Rorbuer le case dei pescatori, costruite su palafitte, raccontano la storia di questo popolo che durante il lungo inverno aveva bisogno di luoghi dove attraccare facilmente e avere un riparo dal freddo glaciale. Sono tutte dipinte di rosso perché questa era la vernice più economica alla portata di tutti originariamente ricavata dal sangue dei pesci e, successivamente, dalle miniere di rame (rosso Falun dal nome delle miniere).
Quando le condizioni economiche miglioravano si rappresentava il benessere dipingendo le case di giallo e infine, i ricchi, dipingevano le loro dimore di bianco, vernice costosa, per rappresentare il loro status.
Luci sempre accese alle finestre dei Rorbu, per aiutare le imbarcazioni nella loro navigazione tra i fiordi. Qui capita di vedere già alle otto del mattino (buio pesto!) i bambini di una scuola materna che giocano con le loro maestre nel giardino illuminato, sulla riva di un fiordo, indossando le loro giacchette catarifrangenti, incuranti del freddo e del buio.
Queste isole sembrano una manciata di sassolini che una grande mano ha lanciato nel mare; piccole, vicine una all’altra, emergono ripide dall’acqua dei fiordi con cime fino a più di mille metri di altezza.
Una sola strada costeggia il mare e le collega l’una all’altra con un sistema di ponti ed è questa la prima magia: percorrere questa strada lasciandosi rapire dai paesaggi fatati e al tempo stesso maestosi. Si viaggia lentamente, senza fretta, incontrando pochissime auto (in estate probabilmente non è così).
Qui e là un pugno di case è chiamato villaggio, le persone sono cordiali, se ti vedono in difficoltà ti aiutano senza bisogno di chiedere.
Si respira un’aria antica ma al tempo stesso modernissima, dovunque colonnine per la ricarica delle auto elettriche e forniture all’avanguardia nelle abitazioni.
Tra aquile, leggende e battaglie sul mare
In inverno non è possibile incontrare i grandi cetacei, sono le aquile di mare che dominano questi luoghi; si lasciano avvicinare ed è imponente la loro apertura alare che raggiunge i tre metri.
Abbiamo chiuso in bellezza il nostro viaggio in una giornata di sole, su un gommone che ci ha trasportati in un giro adrenalinico sulle fredde acque del mare del nord, tra le rocce che affiorano improvvise, abitate dalle aquile.
Ci siamo inoltrati nel Trollfjord accompagnati dal racconto della leggenda che narra di due giganteschi Troll: Vågakallen e Hinnøygubben che litigavano per il ricco pascolo delle loro capre, Vågakallen aveva una figlia che mandava ogni mattina in avanscoperta per vedere se nel pascolo c’erano le capre di Hinnøygubben.
La prima mattina, vedendole nel suo pascolo, si arrabbiò e le cacciò.
La seconda mattina, sentendo che erano ancora lì, lanciò la sua grande ascia che tagliò a metà il pascolo facendo così penetrare l’acqua dell’oceano.
la terza mattina, quando la figlia gli disse che le capre erano tornate, prese un masso enorme e lo lanciò chiudendo l’imboccatura e creando il fiordo così come lo vediamo oggi.
Una bella favola, ma più bella è la storia legata a questo luogo: qui, infatti, il 6 marzo 1890 ebbe luogo una battaglia tra i pescatori delle barche a remi e i proprietari dei vaporetti.
Queste acque sono sempre navigabili ma, quell’anno, una gelata eccezionale le rese impraticabili; allora i pescatori chiesero ai proprietari delle barche a motore di rompere il ghiaccio per loro. Questi lo fecero ma, una volta aperto il passaggio misero delle barriere all’ingresso del fiordo, iniziarono a pescare con le loro reti e imposero il pagamento di un dazio per l’accesso.
Naturalmente i pescatori non erano d’accordo, così si unirono e ingaggiarono un feroce combattimento per sfondare la barriera e riprendersi quelle che erano sempre state acque libere.
Davide vinse contro Golia e successivamente, nel 1891, il Parlamento norvegese vietò l’uso delle reti per la pesca alle Lofoten.
Non poteva mancare in questo viaggio la regina del nord: l’aurora boreale che ancora una volta ci ha lasciati a bocca aperta con i suoi colori che incendiano il cielo e si riflettono sull’acqua.
Grazia